Per tutti gli appassionati cinofili che desiderano scoprire le origini del proprio fedele amico
L’evoluzione del cane. Il cane condivide il 99% del suo DNA con il lupo, analogamente a quanto accade tra uomo e scimmia. Tuttavia, così come noi non siamo scimmie, il cane non è un lupo. Nell’ambito evoluzionistico, entrambe le linee presentano “anelli mancanti”: dall’Australopiteco all’Homo Sapiens per l’uomo, e nella catena evolutiva canina numerosi passaggi intermedi restano ancora da scoprire.

Alle radici dell’albero genealogico
Il progenitore dei canidi moderni è il MIACIDE – un piccolo mammifero carnivoro plantigrado dal corpo allungato, simile a un mustelide. I fossili più antichi di questo animale risalgono a circa 65 milioni di anni fa, coincidendo con l’estinzione dei dinosauri, e sono stati rinvenuti sia nel Nord America che nella Francia settentrionale.

È probabile che l’estinzione dei dinosauri abbia permesso a questo piccolo mammifero di conquistare il vertice della catena alimentare, favorendone la crescita dimensionale e l’evoluzione fino ai primi esemplari di lupo preistorico, animali dalla corporatura imponente.
Quando si parla dell’evoluzione di una specie, non si ragiona in giorni o settimane, ma in millenni e milioni di anni.
I primi cani domestici
Archeologi e paleontologi hanno rinvenuto scheletri canini in prossimità di insediamenti umani risalenti a 30.000 anni fa. Questi cani del Paleolitico assomigliavano più ai dingo attuali che ai lupi.


Gli uomini di quel periodo vivevano in piccoli gruppi familiari nomadi, spostandosi per cacciare e raccogliere piante commestibili. Non esistevano ancora villaggi stabili, e l’uomo paleolitico trovava riparo in caverne o anfratti naturali. Stava iniziando a padroneggiare il fuoco, comprendendo i suoi molteplici benefici: dalla protezione contro i predatori alla cottura della carne, che diventava così più digeribile e meno contaminata.
La nascita di un’amicizia millenaria

Come è iniziata l’amicizia tra uomini e cani?
L’ipotesi dello “spazzinaggio” appare poco credibile: l’uomo preistorico utilizzava ogni parte delle prede cacciate: pelli per coprirsi, carne per nutrirsi, ossa per creare utensili, armi, monili e oggetti rituali.
Le risposte che possiamo dare sono tutte ipotetiche, forse è più facile per i lettori dei romanzi preistorici di Jean M. Auel immaginare come l’uomo del paleolitico sia riuscito ad addomesticare il cane.
È possibile che un cane in difficoltà, magari una femmina incinta, si sia avvicinata ad un focolare che non aveva l’acre e pericoloso odore di fumo, ma un invitante profumo di cibo e, oltrepassando le barriere sociali, abbia dato inizio a un commensalismo di durata millenaria.
È plausibile che questo fenomeno si sia verificato contemporaneamente in diversi gruppi umani.
Quando l’uomo iniziò a formare comunità più ampie, fino a costituire i primi villaggi, anche i cani provenienti da zone diverse si incontrarono, dando origine agli incroci che avrebbero portato al cane moderno.
Un ringraziamento speciale alla Dottoressa Cinzia Stefanini etologa e comportamentalista, per le preziose informazioni sull’evoluzione del cane e sulla nascita del suo legame con l’essere umano @cinzia.Stefanini.etologa.
Pubblicato da Lagotto I Pignatei